CONSEGNA GRATUITA IN ITALIA PER ORDINI SUPERIORI A 100€
6 Ottobre 2019

Casse elettrostatiche: pro e contro

Il mondo delle casse audio è variegato e, a volte, profondamente intrigante. Ne esistono numerose varianti ed il loro funzionamento non è sempre (stato) lo stesso.

I metodi e le tecnologie utilizzate nel corso del tempo per costruire le casse acustiche hanno subito cambiamenti, evoluzioni e hanno permesso di realizzare tipologie sempre più all’avanguardia e adatte ad impianti audio sempre più al passo con i tempi.

Sicuramente, il metodo di costruzione più semplice e tuttora utilizzato comprende una cassa a forma di parallelepipedo che, all’interno di una delle facciate (baffle) ospita gli altoparlanti. Ma come si è arrivati a questo?

casse elettrostatiche

Bass Reflex

Il Bass Reflex è un diffusore utilizzato dagli anni ‘40 in poi per la riproduzione della musica. Si tratta di una cassa munita di fori e/o tubi di accordo che si basa su un principio fisico denominato risuonatore di Helmholtz. Le sue caratteristiche offrono una buona efficienza sulle basse frequenze con potenza elettrica relativamente bassa, ma questo è possibile solo se possiede grandi dimensioni.

Sistema a sospensione automatica

Dagli anni ‘50, invece, insieme alla diffusione di strumenti ad alta fedeltà si presta maggiore attenzione alle dimensioni delle casse, che devono essere compatibili con ambienti d’ascolto anche domestici e, quindi, ridotti. Con il sistema di sospensione automatica diventa possibile: si creano casse piccole chiuse ermeticamente, contenenti altoparlanti di ultima generazione. Nonostante le piccole dimensioni, questi diffusori si presentano molto efficienti tranne che all’estremo inferiore della banda riprodotta, che richiede un utilizzo maggiore di potenza di amplificazione rispetto al bass reflex.

Elettrostatica

L’elettrostatica è un principio che viene utilizzato già dagli anni ‘40 e che trova ancora oggi un largo impiego. Generalmente, una membrana sottile dalle dimensioni variabili è preposta alla riproduzione di alcune frequenze. Questa è posizionata tra due griglie alimentate con un differenziale elettrico di alcune migliaia di volt, mentre essa stessa (costituita da una superficie conduttiva) è alimentata dalla tensione del segnale elettrico che genera il suono.

Vantaggi e svantaggi dei diffusori elettrostatici

Il principale vantaggio delle casse elettrostatiche è che la lamina del condensatore è attratta allo stesso modo in tutti i punti della sua superficie. In questo modo si avrà una vibrazione più pura e limpida di altri altoparlanti, presentando una minore distorsione. Grazie alla forma del diaframma, un diffusore elettrostatico riesce a riprodurre una gamma audio totale, ricoprendo anche le esigenze più specifiche di impianti hi-fi altamente tecnologici. Basti pensare ai diffusori Magnepan Incorporated, rinomati per la propria tecnologia magnetica equivalente magnetico al film sottile dell’elettrostato.

Nonostante si tratti di una tipologia di diffusore molto apprezzata, soprattutto dagli audiofili, presenta alcuni inconvenienti. Ad esempio, le alte tensioni in gioco possono generare scariche tra gli elementi e l’effetto elettrostatico, nel tempo, tende ad attrarre polvere ed impurità all’interno del dispositivo, usurandolo particolarmente.

Per alcuni, i diffusori elettrostatici sono direttivi, limitanti di conseguenza nell’ascolto (non trovandosi fra le due casse, sembrerà che nell’ambiente ve ne sia una sola) ma a tal proposito gioca un ruolo fondamentale il posizionamento all’interno della stanza che ne determina la risposta polare e la spazialità.

Di importanza vitale nella collocazione dei diffusori è lo spazio fra il pannello e la parete: necessitano di molta aria intorno per garantire la massima qualità sonora.

In ogni caso, rimane il diffusore maggiormente utilizzato negli impianti hi-fi di altissima fascia, proprio grazie all’elevata qualità del suono riprodotto e alla sua adattabilità a varie tipologie di ambienti. Non è comunque possibile generalizzare troppo per ché ogni cassa suona a modo proprio e ci sono sempre delle sfumature da considerare (es. uso dei diffusori, tipologia di musica, elettrostatici o elettrostatici ibridi ecc.) da sommare all’opinione personale.

E voi cosa preferite? Che diffusori avete scelto per il vostro impianto hi-fi? 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *